25 nov

L'evoluzione dell'attività del consulente finanziario

Ho riflettuto su come è cambiato il ruolo del consulente finanziario negli anni e con voi voglio condividere questa analisi.
Negli anni 70-80 il consulente finanziario si occupava solo di investimenti e, sostanzialmente, il cliente attraverso il suo risparmio alimentava tre settori:
1 investimento
2 riserva
3 liquidità ma il consulente si occupava solo di investimenti.
I costi erano alti ma alto costo voleva dire alto valore.

Negli anni 80-85 si introduce il concetto NIVA - nessun investimento è valido in assoluto - si aggiunge un quarto settore a cui il cliente deve pensare: la previdenza. Il promotore finanziario si occupa di soluzioni in tutti e quattro i settori (investimenti-riserva-liquidità e previdenza) e si comincia a introdurre il concetto di abbinare un prodotto a un'esigenza specifica, a un bisogno.
Il decennio 85-95 vede una più ampia gamma di prodotti disponibili e l'introduzione del concetto di pianificazione finanziaria, di tenore di vita di una persona o di un nucleo familiare, perciò il promotore finanziario necessita di una conoscenza più attenta e precisa del cliente che comincia ad avere un ruolo nel rapporto con il promotore finanziario: quello di raccontare la totalità della sua situazione finanziaria, bisogni e obiettivi.

Dal 1995 al 2000 viene introdotto il concetto di asset allocation - allocazione del patrimonio - tutto è sostanzialmente orientato al rendimento cercando di tagliare la volatilità. In questi anni si accantona l'obiettivo, il bisogno per cui si inizia un investimento focalizzandosi solo su due variabili: rischio e rendimento, a parità di rischio cerco migliore rendimento oppure a parità di rendimento cerco meno rischio.
Negli anni 2000 l’asset allocation viene incorporata e amalgamata nella pianificazione finanziaria - processo che era stato abbandonato negli ultimi anni '90.

Le normative MiFID I e MiFID II riprendono nel loro insieme i vari processi del passato per arrivare a stipulare un percorso che deve tenere conto:
1 della sostenibilità degli investimenti rispetto alla situazione economico finanziaria patrimoniale della persona o del nucleo familiare;
2 degli obiettivi finanziari e patrimoniali;
3 dei flussi di entrate e di uscite;
4 del rapporto costi/benefici delle operazioni che vengono eseguite;
5 delle competenze sia del cliente che del consulente finanziario (conoscenza, esperienza, frequenza ..);
6 dell’arco temporale;
7 dei rischi (mercato, liquidabilità, emittente, eccetera);
8 della tutela massima da fornire al cliente riguardo alla coerenza e adeguatezza delle operazioni che vengono messe in atto.
Il valore perciò non starà più nel semplice strumento finanziario ma nel metodo, nella sistematicità dei controlli e nel monitoraggio.

Questo risultato è arrivato come conseguenza di periodi e operazioni non sempre così trasparenti ed etiche, non sarà forse la soluzione definitiva ma possiamo comunque affermare che è un processo in atto da cui non possiamo prescindere e che dobbiamo assolutamente mettere in atto nel nostro esclusivo interesse.

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